Vettori low cost: contributi si o contributi no? (seconda parte)

Rischi e benefici

Le destinazioni turistiche hanno bisogno di turisti e i turisti hanno bisogno di trasporti. Il potere delle low cost dipende in gran parte dal fatto che sono riuscite, in virtù del prezzo, a fidelizzare i propri clienti cosa che né gli albergatori né le destinazioni non sono mai riusciti a fare. Oggi, nel turismo quello che conta non sono le bellezze paesaggistiche o architettoniche perché il turista può scegliere e si muove secondo altri criteri.

Ciò che conta è avere il controllo del mercato. Anche se può sembrare cinico, uno degli obiettivi di una promozione turistica efficace è quello di “comprare” i turisti. Cosa vuol dire?

Vuol dire che sicuramente ha molto più senso che una destinazione spenda 100.000 € per creare un collegamento nuovo in accordo con una low cost piuttosto che spenderli in brochure o per partecipare ad una fiera. Almeno, si tratta di un investimento finalizzato, quantificabile ed efficace perché mirato a far arrivare i turisti. Ma se è vero che un vettore aereo low cost può aiutare in modo decisivo e rapido ad incrementare l’arrivo dei turisti in una destinazione è anche vero che con la stessa facilità il flusso può finire. In molte destinazioni, infatti, non esiste una strategia chiara di mercato e soprattutto non si conoscono le dinamiche dell’ “agguerrito e spietato” mondo di questo particolare tipo di turismo, e questo è un grave limite.

In Italia, gli incentivi vengono principalmente destinati agli operatori, specialmente locali, a consorzi di incoming e di albergatori, ed utilizzati generalmente per la realizzazione del materiale cartaceo. Negli ultimi anni, sono cresciute notevolmente anche le richieste da parte di tour operator, bus operator, vettori aerei low cost e non, a causa dell’affacciarsi sul mercato di nuove destinazioni e dell’incremento quindi della concorrenza.

Questi incentivi vengono richiesti per coprire i rischi dell’invenduto, in destinazioni non consolidate, in modo tale da riuscire ad effettuare una programmazione ripetitiva che altrimenti non sarebbero in grado di sostenere economicamente. L’arrivo delle low cost ha esasperato questo sistema di incentivi, nel senso che anche le compagnie aeree adesso richiedono contributi per garantirsi la copertura dei costi.

Il vero problema si verifica però quando si cede al loro ricatto e soprattutto quando esiste la dipendenza verso un solo operatore. È l’esempio di Trapani ma anche delle città di Valencia o di Granada, dove Ryanair si è ritirata quando le amministrazioni hanno tagliato gli aiuti, creando gravi danni ai territori. È la preoccupazione attuale della Costa Brava, dove Ryanair minaccia di chiudere o ridurre 18 delle 64 tratte attuali nella sua base operativa dell’aeroporto di Girona, se il Governo della Catalogna non paga oltre 12 milioni di euro.

Oggi esistono in Italia, potenzialmente diversi territori e destinazioni sottomesse al ricatto di Ryanair e d’altre low cost.

Tags :

Leave a comment

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.