Il turismo nel 2010

L’andamento, le tendenze e gli orientamenti dopo un difficile 2009

Thompson e First Choice hanno realizzato un sondaggio in Inghilterra per scoprire come sarà il turismo nel 2010, per capire i trend, gli orientamenti, le abitudini al fine di tracciare un quadro attendile della situazione, a ridosso di un 2009 difficile che ha messo a dura prova l’industria del turismo.
Nonostante la crisi finanziaria, gli Inglesi stanno già pianificando i viaggi del 2010. I dati confermano che le vacanze sono considerate ormai un valore irrinunciabile e un bene necessario ed acquisito, cui non rinunciare neanche in tempi di crisi: piuttosto che tradire le proprie aspettative i viaggiatori riducono i giorni effettivi di vacanza. Infatti, l’80% degli intervistati dichiara di aver già pianificato le vacanze contro una esigua minoranza, solo il 4%, che invece non viaggerà. Confortante è anche il dato relativo alla spesa prevista, che rivela che, nonostante la recessione, alcune persone hanno visto la propria disponibilità mensile crescere: solo l’11% infatti spenderà meno del 2009 contro il 55% che prevede di spendere la stessa cifra e un incoraggiante 24% che addirittura prevede di spendere di più.

Un fattore che senz’altro è conseguenza della crisi è, invece, l’aumentata importanza e ricerca di sicurezza da parte dei consumatori. Il collasso, infatti, di diverse compagnie aeree e tour operator a causa della crisi economica ha portato i viaggiatori ad essere più cauti e attenti. La cifra di coloro che dichiara di pensare all’acquisto di un pacchetto che offra assicurazioni extra in caso di fallimento è raddoppiata nel 2010 raggiungendo la soglia del 13,5% rispetto al 6% del 2009. Fattore chiave nel processo decisionale e di acquisto di un viaggio, irrinunciabile in tanto in tempi di recessione quanto in periodi economicamente più stabili e sicuri, risulta ‘the value for money’ ossia il rapporto qualità/prezzo: i turisti sanno quello che vogliono e non sono più disposti ad accontentarsi. Circa un terzo degli intervistati dichiara addirittura di sfruttare la recessione per elevare il proprio standard di vacanza, comprando prodotti di categorie superiori, aumentando anche il budget previsto per le vacanze. In questo senso, si può proprio parlare di veri e propri cacciatori di affari: a fronte di un mercato saturo di offerte e promozioni, le aspirazioni dei consumatori crescono in modo direttamente proporzionale al diminuire delle tariffe degli alberghi: il 46% dichiara di utilizzare la recessione a proprio favore per prenotare hotel a 5 stelle invece che a 3 o 4; oppure di approfittarne per spingersi in mete più lontane (più del 23%); oppure il 28% di acquistare le offerte promosse dalle compagnie aeree desiderose di riempire i posti ‘premium’, business, vuoti nella stagione delle vacanze.

Se da una parte c’è la tendenza ad aumentare il budget previsto per i viaggi, a ricercare offerte per elevare lo standard abituale di vacanze, dall’altra, si attesta anche una forte attenzione al valore intrinseco delle destinazioni e a formule che consentano il controllo delle spese.
Un esempio di questo orientamento risulta dal numero di viaggiatori che dichiarano di voler viaggiare fuori dalla zona dell’Euro, alla ricerca di un cambio più favorevole: se nel 2009 si trattava solo del 16%, nel 2010 invece la percentuale è cresciuta fino al 34%, prediligendo mete come l’Egitto o la Turchia. Contrariamente però alla comune percezione viaggiare nella zona dell’euro non è più costoso: i tour operator, infatti, hanno stipulato accordi e contratti con le strutture ricettive con 2 anni di anticipo e, quindi, questo significa che i prezzi in realtà sono abbastanza stabili, al riparo dalle fluttuazioni e oscillazioni della moneta. Inoltre, molti si stanno ricredendo: l’Europa è meno cara di quello che si pensa e le strutture soddisfano ampiamente le aspettative ed esigenze.

Altro dato che conferma la maggior attenzione alla spesa è la caccia della formula all- inclusive. Nel 2010, i viaggiatori interessati passano dal 10 al 16%. La crisi finanziaria e la fluttuazione del cambio hanno accelerato questo trend: i consumatori apprezzano nell’all-inclusive il vantaggio di sapere già in anticipo a quanto ammonterà la spesa finale, incluso il viaggio, i trasferimenti e i pasti, e la possibilità di pagarla subito, piuttosto che trovarsi al ritorno un massiccio conto sulla carta di credito e il rischio di vedere il volume delle spese crescere a causa dei capricci del mercato e dell’instabilità della valuta. Secondo uno studio effettuato da Mintel nell’aprile 2009, la formula all-inclusive è cresciuta del 32% negli ultimi 5 anni proprio perché i consumatori identificano in essa la possibilità di risparmio, la convenienza e l’offerta congiunta di diverse facilitazioni. Si prevede che nel 2010 la domanda per la formula ‘all-inclusive’ aumenterà ancora e che anche molti alberghi modificheranno la loro offerta in questa direzione.
In conclusione, emerge in modo sempre più evidente una maggiore consapevolezza del turista, che sa cosa vuole, attento al rapporto qualità/prezzo, per il quale le vacanze ormai sono considerate un diritto, una priorità, che neppure la crisi riesce a mettere in discussione. Un dato interessante, a conferma di questo, è che anche in caso di influenze o pericolo di pandemie solo il 16% cambierebbe i propri piani di viaggio.

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