Relazionarsi con gli influencer

Così come nel mercato turistico “reale” esistono persone o professionisti che hanno una capacità d’influenza superiore alla media, anche in ambito digitale, ossia nel mercato del turismo online, esistono gli influencer. Per anni, le destinazioni ed alcune aziende turistiche hanno organizzato educational per gli agenti di viaggio e per i giornalisti, per far conoscere la destinazione, da una parte, attraverso gli articoli e i servizi dei giornalisti e, dall’altra, attraverso le raccomandazioni dirette in agenzia. Parallelamente nel nuovo mercato online esistono  gli influencer, anche se non sono così facilmente identificabili e rispondono a profili diversi da quelli tradizionali cui siamo abituati.

Gli influencer sono come delle “autorità”, persone che godono di una autorevolezza riconosciuta in rete, che con le loro opinioni e commenti riescono a orientare la scelta degli utenti su determinate destinazioni, hotel ed attrazioni. Possono essere blogger, videomaker ma anche moderatori di forum o giornalisti online. A differenza dei giornalisti o degli agenti di viaggio (teoricamente) non hanno interessi diretti né benefici economici per quello che scrivono. Non hanno vincoli e sono liberi di esprimersi e sicuramente questo è il motivo che li rende così autorevoli e rispettati. Gli influencer fanno della loro passione per il turismo un motore delle attività turistiche. Attraverso i social media condividono i propri interessi con gli utenti, con i follower. Esistono molti tipologie di influencer: alcuni sono delle autorità su specifiche destinazioni, altri sono generalisti ma soprattutto, dato che ci troviamo in un mercato ultra segmentato, la maggior parte sono specializzati, per esempio nel turismo del golf, del wellness, del turismo culturale oppure delle destinazioni per i city break e via dicendo. Alcuni hanno migliaia di fan, altri qualche centinaia ma di fatto si possono definire i nuovi attori della promozione turistica.

Non a caso, si è scatenata una vera e propria moda per i blog trip e quasi tutte le destinazioni italiane ne hanno inserito uno nei propri programmi di promozione turistica. L’obiettivo è invitare un gruppo di blogger che armati di tablet, smartphone o videocamera visitino, in lungo e in largo, in gruppo o individualmente, la destinazione, scoprendola e raccontandola nei propri blog, condividendone le emozioni e le esperienze. Si tratta sicuramente di una forma interessante di promozione, ma il problema è che non tutti gli influencer del mercato del turismo sono blogger.

Un blog trip è qualcosa di diverso rispetto ad un educational, anche se in pochi lo hanno capito. Non pretendo di insegnare come fare un blog trip, ma forse alcune riflessioni su come una destinazione o una azienda turistica debba stabilire una strategia di comunicazione con gli influencer vanno fatte. Quando si parla di influencer non si parla però soltanto di blogger turistici. Molti infatti sono i blogger autorevoli che trattano argomenti che nulla hanno a che vedere con il turismo ma che ugualmente condividono in rete le proprie esperienze turistiche postando commenti ed opinioni su destinazioni visitate. Un esempio può essere la mamma-blogger, che condivide sul proprio blog le sue esperienze di genitore ed ugualmente le sue vacanze, fornendo informazioni e commenti su determinate destinazioni, posizionandosi così come fonte autorevole per il turismo familiare. E lo stesso discorso vale per il golf oppure per l’enogastronomia, solo per citare alcune tipologie di turismo.

La comunicazione e la promozione turistica attraverso gli influencer non può essere affrontata con leggerezza e superficialità. È importante che le destinazioni e le aziende turistiche definiscano e mettano in atto una strategia di comunicazione con queste nuove figure del mercato turistico così come si farebbe con qualsiasi altro media – gli influencer infatti sono essi stessi dei media – definendo gli obiettivi da raggiungere e la tipologia di influencer che si desidera coinvolgere.

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