Quali sono le caratteristiche che deve avere oggi il community manager perfetto?

Si parla sempre di social media, community manager, engagement, web 2.0, di attività e azioni da sviluppare, di competenze…..ma di fatto quali sono oggi le qualità che rendono un community manager un vero professionista?

Innanzitutto, la capacità di ascoltare. Non solo intesa come attitudine di prestare attenzione a quanto detto dagli utenti, al fine di risolvere i loro problemi, di prendere spunto dalle loro critiche così come dalle loro complimenti per migliorare. Ma proprio come capacità di ascolto, intesa come sensibilità, ossia come abilità di captare i feeling e gli umori, quello che si potrebbe definire ‘il mood’ della rete, cercando di cogliere in anticipo eventuali criticità o bisogni.
La capacità non solo quindi di ascoltare ma proprio quella più profonda e completa, di sentire.

E proprio a questa qualità si allaccia il secondo requisito che deve avere un professionista dei social media, ossia l’abilità di individuare, riconoscere e capitalizzare le tendenze e i modelli di comportamento. E non si tratta di una cosa semplice, soprattutto nel panorama attuale dove la complessità e la quantità di dati veicolati dai social media è in continuo aumento.

Altro fattore diventato essenziale rispetto all’inizio dell’era web 2.0 è pensare ‘visual’, ossia essere in grado di esprimere e rappresentare visivamente e graficamente il proprio brand, traducendo in immagini, infografiche, video i concetti più significativi e in generale ciò che intendiamo comunicare.
Se inizialmente era soprattutto importante essere bravi con le parole (perché in fondo scrivere correttamente e soprattutto scrivere concetti sensati e anche con un certo appeal in 140 caratteri non è proprio facile come sembra!), oggi è altrettanto importante saper realizzare contenuti visual di qualità, proprio per tutto quello che abbiamo sempre detto in merito alle immagini e alla loro capacità decisamente superiore rispetto alle parole di catturare l’attenzione degli utenti e di comunicare ‘emozioni’ oltre che idee.

Se quindi è meglio produrre contenuti visual dall’altra, dato il massiccio quantitativo di materiale presente in rete, oggi, la vera sfida non è più la quantità ma la qualità. Creare e diffondere tanti contenuti con il solo scopo di esser visibili non premia; ciò che conta è produrre contenuti validi, originali e di effettivo interesse per il nostro pubblico. Non bisogna colonizzare la rete con contenuti mediocri e senza carattere ma piuttosto ottimizzarne la produzione e diffondere solo materiale realmente valido.

E per riuscire a fare ciò è essenziale sapere quali sono i contenuti che funzionano e quelli che non attirano, perché piacciono e a chi piacciono. Insomma, essere un professionista social significa anche sapere misurare, calcolare, leggere i dati per comprendere l’efficacia delle azioni messe in atto. Altrimenti rimane un puro esercizio di stile, in un’ottica assolutamente autoreferenziale. E quindi tanto vale lasciare perdere.

E se da una parte si è sempre affermato che l’improvvisazione in rete si paga a caro prezzo dall’altra oggi sapere improvvisare è imprescindibile per riuscire a gestire al meglio le diverse situazioni che di giorno in giorno si presentano, cercando sempre di stabilire un contatto empatico con gli utenti e di risolvere le criticità in modo rapido, efficace e con un sorriso. Già perché non dimentichiamoci che per creare engagement e conquistare le persone è importante, oltre che mostrarsi efficienti, essere umani, perché ciò ci avvicina di più alle persone e ne facilita il processo di identificazione. L’improvvisazione è quindi un aspetto fondamentale soprattutto nella gestione delle community online.

E poi c’è un altro elemento, senz’altro meno evidente ma altrettanto importante, ossia la capacità di saper trasferire in azienda o nella destinazione l’importanza dei social media, come strumenti per comunicarsi, promuoversi e quindi alla fine vendersi. Perché spesso i nostri maggiori detrattori sono proprio coloro che lavorano con noi!
Ed è per questo che – ancora una volta- saper leggere ed interpretare i dati, i numeri e le statistiche è fondamentale: perché con i numeri alla mano sicuramente sarà più facile dimostrarne l’importanza e l’efficacia.

E proprio per questo Four Tourism ha pensato ad un corso in ‘Analitica web’ per insegnarvi una metodologia semplice e chiara per raccogliere i dati, misurarli e soprattutto leggerli.

Durante il percorso formativo vi saranno illustrati tutti gli strumenti e le tecniche d’analisi del web, oltre che le modalità per misurare la portata delle azioni effettuate sui social media, la vostra brand reputation, l’engagement raggiunto, la vostra presenza in rete e la percezione degli utenti in merito alla vostra destinazione o azienda turistica.

Per conoscerne i dettagli del corsi in ‘Analitica Web’, in programma il 5 e 6 novembre 2014, a Torino consulta il nostro blog .

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