Mi aspettavo di più…

Un documento così importante, come il Piano Strategico per lo Sviluppo del Turismo in Italia, intitolato ‘Turismo Italia 2020 Leadership, Lavoro, Sud‘, non va letto e giudicato in fretta, ma va ben analizzato e studiato. Questo di fatto è quello che penso e che ho sempre detto a tutti coloro che mi hanno chiesto un parere in merito.

In definitiva, non ne ho un’opinione negativa ma onestamente mi aspettavo di più: mi sembra infatti un documento programmatico più che un piano strategico. Evidenzia infatti con precisione e chiarezza le criticità per lo sviluppo di una politica del turismo in Italia, ossia i problemi di governance, l’assetto normativo, i trasporti e le infrastrutture, la marginalità del turismo nella politica di sviluppo del Paese, la frammentazione della catena decisionale tra Governo e Regioni, la situazione del ricettivo con le problematiche di qualità e di standard, la mancanza di investimenti, l’assenza di una promozione coordinata del Sistema Italia, le difficoltà dell’Enit, ecc… Insomma, tutte realtà vere e condivisibili, ma che già sappiamo e che non sono state approfondite oltre.

Anche la definizione delle azioni e le azioni stesse proposte sono condivisibili e logiche; sicuramente diverso sarà metterle in atto. Però, in sostanza, non c’e nulla che non sia condivisibile. Tuttavia, onestamente, nel complesso sembra un po’ poco. Lo ripeto: mi aspettavo di più.

È chiara la volontà di fondo di giustificare il ruolo del Governo e soprattutto dell’Enit. Non a caso si parla del suo rilancio, entrando proprio nel dettaglio e nello specifico delle sue funzioni e delle sue attività, sottolineando però anche quanto sia importante dotare di portafoglio il Ministro del Turismo.

Tutto nuovamente condivisibile, ma la sensazione è che si ragiona poco in ottica di mercato e soprattutto del nuovo paradigma del turismo. Si ragiona con l’idea dei Poli Turistici, i cosiddetti magneti, e la prioritizzazione di alcuni di questi, continuando però a mantenere intatta la logica del turismo di destinazione invece che adottare quella del turismo esperienziale o motivazionale. E quali sono le guide per lo sviluppo dei territori o destinazioni che non sono nè polo nè magnete? Sembra che per vincere la sfida del turismo in Italia basti puntare sulle 4 città top e i poli prioritari.

Insomma, mi aspettavo di più.

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