Low cost e destinazioni: un binomio di successo?

Le vittime del nuovo scenario, venutosi a creare con l’avvento delle low cost, contrariamente a quanto si crede, non sono i vettori tradizionali ma i charter.

Sicuramente i vettori Full Service Carrier hanno sofferto e sono stati costretti a cambiare i propri modelli di business per ridurre i costi ed essere più competitivi. Questo fatto per le destinazioni è stato positivo perché la riduzione delle tariffe ha portato le compagnie aeree tradizionali (Alitalia, Air One, British Airways, Lufthansa, Air France,..) a considerare, oltre agli uomini d’affari, anche i turisti come passeggeri.

I charter, invece, sono state le vere vittime in quanto i tour operator internazionali hanno smesso di organizzarli. La capacità delle low cost di creare traffico ed attirare passeggeri ha portato gli operatori e le Amministrazioni a riflettere su come sfruttare quest’opportunità al fine di incrementare il numero di turisti nazionali e internazionali verso le proprie destinazioni. Il problema è che le low cost hanno bisogno di condizioni particolari di operatività negli aeroporti (tempi ridotti nel tourn around dell’aereo, costi di handling bassi ed aeroporti poco congestionati,…), proprio perchè puntano tutto sul prezzo.

Esiste una grande controversia sui passeggeri low cost che nasce dalla convinzione errata che il turista ‘low cost’ spende poco; convinzione confutata dai dati dello studio del Ciset che dimostrano che in realtà la spesa giornaliera è quasi uguale a quella di un turista ‘normale’.

L’impatto economico generato sul territorio dei passeggeri LCC, secondo lo studio dell’ENAC è positivo. Solitamente, la spesa diretta sul territorio si calcola in base alla quota procapite giornaliera per alloggio e altri servizi; ma quello che conta è che per ogni euro che l’aeroporto incassa per i passeggeri arrivati la destinazione ne ricava ben 11. Inoltre, la maggiore spesa turistica sul territorio innesca ulteriori effetti economici che portano un ricavo pari ad altri 9 euro.

Per adeguarsi al modello turistico europeo le destinazioni italiane non possono fare a meno dei vettori low cost. La European Travel Commission (ETC) sostiene che gli enti e le amministrazioni pubbliche dovranno incrementare gli sforzi per: favorire il turismo di prossimità, inteso come europeo, incoraggiare l’utilizzo di internet e finalizzare accordi con i vettori  low cost per aprire nuove tratte e nuovi mercati.

Le compagnie no frills, Ryanair in testa, hanno capito di ricoprire un ruolo di fondamentale importanza per le destinazioni, proprio perché possono contribuire in modo decisivo ad incrementare il numero di arrivi turistici e facilitare la destagionalizzazione. Ovviamente, questo ha aumentato il loro potere contrattuale; ed ha un prezzo.

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