L’Enit di cui abbiamo bisogno

Da sempre, per il turismo europeo, novembre è un mese molto importante.
Il World Travel Market era ed è ancora, infatti, il momento in cui si scoprono i giochi dell’anno a venire: si comprendono i trend prossimi della domanda, in particolare europea; si intuiscono le strategie marketing delle principali destinazioni; si captano i piani commerciali delle aziende turistiche.
È il momento in cui si capisce quale sarà il prodotto di punta dell’anno, quali destinazioni avranno quindi la meglio e quali invece la peggio.
E infatti, come da copione, il Wtm 2015 ci ha mostrato come si sta impostando il mercato turistico e come stanno reagendo i nostri principali competitor (Spagna, Francia, Grecia, Svizzera, Croazia, Slovenia, ecc), rivelandoci le loro strategie non solo a livello nazionale ma anche regionale.

Qualche settimana fa, in occasione dell’insediamento del nuovo Cda e quindi di un nuovo ipotetico inizio, ho scritto un post “L’Enit che vorrei”, raccogliendo e sintetizzando i miei i pensieri e quelli di alcuni operatori del settore.
Ma oggi, dopo il Wtm , non si tratta più solo di semplice idee e aspettative, ossia dell’Enit che ‘vorrei’, ma di fatto dell’Enit che serve al turismo italiano e alle sue imprese.

Innanzitutto, abbiamo bisogno di celerità operativa: l’Enit si deve mettere subito al lavoro e presidiare i mercati. Ma non solo: deve essere in grado di mantenere la posizione di leadership dell’Italia in ambito internazionale; deve potenziare non solo il brand Italia, ma anche quello delle singole regioni e località sia nei mercati europei sia nel mercato globale.
L’Enit di cui abbiamo bisogno deve infatti riuscire a creare un collegamento tra i diversi brand territoriali del Paese e la marca Italia, sfruttando il valore aggiunto che questa sinergia può apportare in entrambe le direzioni.
È necessario quindi, più in fretta che mai, dimenticare antiche diffidenze e vecchi imprimatur e stabilire un’architettura coerente, creando un brand ‘umbrella’ della marca Italia. E per riuscirvi, l’Enit dovrebbe stabilire solide collaborazioni con le Regioni, recuperando l’autorevolezza persa.

L’Enit di cui abbiamo bisogno dovrebbe agire seguendo una visione strategica: in un mercato turistico come quello attuale ormai prevalentemente digitale, in cui sono radicalmente cambiate le modalità di ricerca, scelta e consumo, l’Enit infatti dovrebbe adottare ed applicare nuove formule di marketing.
Ma anche un nuovo approccio per le fiere turistiche.

Se vuoi leggere tutto l’articolo pubblicato sul blog The Matador di TTG, clicca qui!

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