L’Enit che vorrei

La notizia che l’Enit è rimasto senza personale sicuramente ha generato non poco stupore tra gli addetti ai lavori, andando ad aggiungere un altro non felice capitolo alla sua già travagliata storia.
Dell’Enit infatti è già stato detto di tutto o quasi: alcuni lo hanno definito un carrozzone, altri inefficiente, altri ancora addirittura inutile. La verità è che, a ragione o a torto, di fatto nel corso degli anni è diventato un facile bersaglio per tutti.

Non c’è dubbio: l’Enit non ha funzionato. Ma dobbiamo essere onesti con noi stessi: infatti, oltre ai problemi che tutti conosciamo, le ragioni della sua inefficienza sono anche altre e sicuramente tutti nel turismo italiano in maggiore o minore misura, ne siamo in parte responsabili.

Il vero problema è che l’Enit non ha saputo adattarsi ai nuovi trend della domanda turistica e alle trasformazioni dei mercati internazionali, in particolare quelli europei, i principali per l’incoming italiano. Negli ultimi anni, il comportamento d’acquisto dei turisti è infatti radicalmente cambiato: per Germania, UK, Olanda, Francia, Svizzera, la vacanza in Italia è diventata uno short break e di conseguenza tour operator e agenzie di viaggio sono diventate strumenti superflui, in quanto i turisti si sono trasformati in perfetti fautori e autori del proprio viaggio.
E si è così passati da essere mercati b2b a mercati b2c.

Questo cambiamento è stato intuito e compreso da molti enti nazionali del turismo esteri, come Atout France, Turespana-Segittur, Visit France, Austria Turismo, che infatti hanno cambiato in tempo utile la propria direzione di marcia. Purtroppo, così non è stato per l’Enit che, abituato a confrontarsi e ad interloquire con gli intermediari, ha fatto non poca fatica ad adattarsi, senza peraltro riuscirvi.
Non bisogna dimenticare che la domanda turistica oggi si fonda su premesse molto diverse rispetto a quelle di qualche anno fa: il ruolo degli intermediari ma anche dei media, infatti non e più lo stesso così come il loro potere.

Ma non solo: il vero problema è che la promozione italiana ha sempre e solo lavorato sulla propria immagine – e continua a farlo!- mentre il mercato invece è orientato verso il prodotto, anzi verso l’esperienza turistica!

Fatto che –ancora una volta! – è stato compreso molto bene dagli enti nazionali del turismo concorrenti, ma non dall’Enit.
Questo significa che mentre all’estero si promuove e comunica il prodotto-destinazione, l’Enit, così come tutto il sistema turistico italiano, continua a promuovere prima la propria immagine e magari dopo, solo in un secondo tempo, il prodotto.
Il problema risiede però nel fatto che il mercato della domanda non ragiona più in questi termini.

Se vuoi leggere l’articolo completo pubblicato sul blog di TTG, The Matador, clicca qui.

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