La soluzione per migliorare le destinazioni?

Usare la tassa di soggiorno!

Per le destinazioni il ruolo svolto per anni dagli enti del turismo, dagli IAT agli assessorati fino alle aziende per il soggiorno, sicuramente è stato importante. La loro funzione di facilitatori dell’accoglienza e dell’informazione, oltre che di promotori, ha indubbiamente aiutato, chi più chi meno, i territori e anche gli operatori turistici. La partecipazione a fiere, l’organizzazione di educational e la pianificazione pubblicitaria nei media nazionali ed internazionali sono senz’altro attività che hanno avuto una loro efficacia, riconducibili al loro intervento.

Ma oggi, questo ruolo è in forte discussione ed è sicuramente molto meno efficiente di quanto non sia stato in passato. Il mondo del turismo è cambiato, lo sappiamo tutti, ma sopratutto è cambiato il turista. Il ruolo dell’informazione e l’accoglienza è venuto sostanzialmente meno perché i turisti partono e arrivano sul territorio già informati e spesso già con le idee chiare su quello che vogliono fare, vedere e conoscere.
Il ruolo degli uffici del turismo è quindi venuto meno, anche perché ci sono meno risorse economiche e sicuramente ce ne saranno sempre meno.

L’irruzione dei nuovi canali di comunicazione e il conseguente nuovo comportamento dei turisti ha svuotato di significato il ruolo degli enti del turismo così come delle DMO che inoltre sono viste anche con meno favore e simpatia dagli operatori turistici stessi.
Non bisogna poi dimenticare che il modello tradizionale della promozione turistica oggi è decisamente in crisi.
Ed è quindi inevitabile chiedersi quale ruolo potrebbero ricoprire nel mercato attuale le DMO, ossia gli enti del turismo nelle destinazioni?

Da sempre, tradizionalmente, l’obiettivo di una DMO è quello di attirare sul territorio più turisti possibili, convinti e felici di spendere per usufruire dei servizi e delle attrattive che la destinazione offre loro. Ma non solo: obiettivo è anche creare una destinazione forte, un sistema economico stabile e unito, da cui tutti gli attori traggono beneficio.

Nel mercato attuale infatti non è opportuno che all’interno della destinazione convivano due realtà separate: da una parte, l’ente del turismo che ritiene che la sua funzione sia soltanto quella di accudire i turisti, fornire loro le informazioni e fare promozione generica del territorio; e dall’altra, gli operatori turistici che invece si aspettano che sia la proprio l’ente della destinazione a promuoverli e quindi a riempire le loro camere, ristoranti, portando loro direttamente i turisti.

Questa mancanza di visione collettiva unitamente all’attitudine tipicamente italiana di “scaricare il barile” e di non farsi assolutamente carico delle proprie responsabilità ha fatto sì che oggi sia le destinazioni sia molte aziende turistiche siano finite in mano ad operatori stranieri che vendono le loro camere e trasportano i turisti.
Ma ovviamente non lo fanno gratuitamente, anzi si fanno pagare bene.

Ed intanto cosa succede?
Le destinazioni e i suoi enti sono passati dalla brochure al sito web, puntando tutto sulla strategia digital che è diventata un fattore chiave per la promozione e la creazione del brand. Sicuramente le nuove tecnologie facilitano le destinazioni a posizionarsi nel mercato turistico e ad essere così trovate più facilmente dai turisti ma bisogna anche essere consapevoli che se avere un sito web ed essere presenti sulle principali piattaforme social è imprescindibile, internet non può risolvere ogni problema.

La finalità di una DMO è quella di ispirare e trasmettere emozioni agli utenti e per riuscirvi la collaborazione fra pubblico e privato è fondamentale.
Gli operatori privati non possono pensare che gli enti di destinazione siano responsabili al 200% della loro redditività e pretendere che riempiano di turisti i loro esercizi! Ma anche gli enti devono comprendere che il loro compito non si può limitare ad una promozione generica e super partes.

Ma sono parole gettate al vento: come si suol dire, non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare.
E così si va avanti, senza trovare una conciliazione e il distacco fra pubblico e privato continua inesorabilmente a crescere così come le recriminazioni.

Fare promozione del territorio senza prodotto è ormai inutile, perché la domanda non è più disposta ad accettarlo.

La mancanza di risorse economiche nel pubblico e la difficoltà in cui versa il privato stanno indebolendo le potenzialità delle destinazioni italiane.
È arrivato il momento di attivare una collaborazione pubblico-privata, e forse anche di sfruttare meglio in logica turistica la famigerata tassa di soggiorno.
I turisti, soprattutto quelli internazionali, accettano la tassa, perché si tratta ormai di una prassi comune in molti Paesi.
Il punto è come usare quanto ricavata dalla tassa: è infatti necessario che sia utilizzato per finanziare azioni che apportino un effettivo miglioramento delle destinazioni, della loro attrattività e soprattutto per favorire la promocommercializzazione dell’offerta turistica del territorio.

In questo modo – e soltanto in questo – si potranno raggiungere gli obiettivi, che si possono ricondurre principalmente a due.

Da un lato, ottenere più risorse per migliorare le attività di marketing della destinazione, facilitando così l’accessibilità ai turisti all’offerta turistica e riducendo in parte i costi di commercializzazione e di distribuzione dell’offerta degli operatori.

Dall’altro, comporterebbe la responsabilizzazione di ogni operatore, sia pubblico sia privato della destinazione, in quanto sarebbe più motivato ad ottenere risultati che in definitiva gioverebbero a tutto il territorio, compreso lui stesso.

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