Il turismo è il petrolio dell’Italia? Ma per piacere….

Lo studio recentemente realizzato dall’Istituto Tedesco Qualità e Finanza rileva che l’Italia ha un potenziale paesaggistico e culturale che aspetta solo di essere trasformato in moneta sonante. Questo fatto, se da una parte, dovrebbe rallegrarci, dall’altra, dovrebbe anche preoccuparci.

Sicuramente ne siamo consapevoli ma sappiamo anche che le potenzialità del territorio non bastano. Oggi, infatti le sole risorse non sono più sufficienti per crescere turisticamente. E in Italia purtroppo non sono molte le destinazioni capaci di sfruttare con successo le proprie attrattive. Il comparto, attualmente, vale il 10,3% del Pil nazionale; spesso si dice che camminiamo sull’oro, in quanto se fossimo capaci di utilizzare in modo organico e ben strutturato quanto abbiamo, il turismo potrebbe rendere molto di più.
Ma purtroppo non è così.

‘Il turismo è il petrolio dell’Italia’….quante volte lo abbiamo sentito dire? È un’affermazione fin troppo usata, detta e ripetuta mille volte, spesso da chi poco conosce il funzionamento e la realtà del turismo nostrano. Chissà come mai in Italia tutti si sentono autorizzati e in grado di pontificare, parlare, opinare e fornire soluzione sul turismo. Sono tutti degli esperti. Forse proprio perché il settore turistico non riesce a far comprendere al mondo esterno quanto esso sia un business complesso, difficile e competitivo, esattamente come qualunque altro.

Affermare che il turismo è il petrolio dell’Italia è comunque quanto meno semplicistico. L’analogia può anche starci, ma se si vuole veramente trasformare il turismo in una fonte di ricchezza per l’intero Paese, così come lo è il petrolio per il Kuwait, sicuramente non si può continuare così.

Se vuoi leggere l’articolo completo, pubblicato sul blog di TTG, The Matador, clicca qui.

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