Il controverso rapporto destinazioni e vettori low cost

L’accessibilità è ormai un fattore determinante per gli interi sistemi turistici locali, in quanto, la facilità nel raggiungere una destinazione provoca un’accelerazione dello sviluppo turistico, la possibilità di diversificare i mercati e favorisce anche la tanto auspicata destagionalizzazione.

Oggi, il prezzo e l’accessibilità alla destinazione dal mercato di origine costituiscono i due fattori più importanti nella scelta delle vacanze, specialmente se si tratta di short break. I dati dell’European Travel Commission hanno dimostrato che dal 2000 al 2010 nei principali mercati europei di outgoing il turismo è cresciuto. I  francesi hanno registrato in media un incremento annuale del 3,2%, gli italiani del 2,8% gli olandesi del 3,2%, gli inglesi dello 0,4% mentre i tedeschi sono rimasti stabili.

La crescita dei flussi turistici internazionali è una delle conseguenze dell’aumento degli short break che a loro volta sono il risultato e l’effetto della comparsa e del consolidamento dei vettori low cost. Nel turismo si sono verificati profondi cambiamenti negli ultimi dieci anni. Sono comparsi nuovi modelli di gestione, nuovi attori ma soprattutto, grazie ad internet e alle low cost, si sono moltiplicati i concorrenti.

Oggi, i diversi vettori low cost trasportano in Europa il 30% del totale dei turisti. Basta pensare che tra il 2004 e il 2009 sono passati dall’offrire il 17% del totale di posti disponibili al 32% mentre i vettori tradizionali nello stesso periodo sono passati dall’83% al 68%. Il turismo, le destinazioni e le aziende turistiche oggi non possono più ignorare questo fenomeno. La quota di mercato delle compagnie europee no frills è passata dal 3% nel 2001 a quasi il 20% nel 2006, con un incremento del +566%! Questo significa che attualmente in Europa più di un passeggero su cinque utilizza voli low cost.

La vacanza fino a qualche anno fa rappresentava per gli europei una delle scelte più meditate dell’anno, insieme all’acquisto della casa o della macchina. La trasformazione del turismo invece ha prodotto la ‘commodificazione’ della vacanza, creando il bisogno e l’abitudine nei turisti di fare più viaggi durante l’anno, riducendo piuttosto i giorni di permanenza.

Questo fenomeno è stato intuito molto velocemente dai vettori low cost, che hanno puntato sul turismo come “core business”, partendo dai principali paesi di outgoing, come Gran Bretagna e Germania. Nasce così la relazione fra le destinazioni e le compagnie low cost, come fornitori di turisti e di conseguenza come attori che possono veramente cambiare le sorti di un territorio.

Se analizziamo, per esempio, il loro impatto sul  turismo spagnolo si nota che nel 2010 sono arrivati con Ryanair ben 24,7 milioni di passeggeri. Anche nel panorama italiano, ci sono diversi casi che comprovano il loro ruolo significativo sulla crescita o sul consolidamento turistico di una destinazione. È il caso di Cagliari, che è passata da 3,3 milioni di passeggeri nel 2009 a oltre i 3,4 milioni del 2010. Lo stesso si può dire di Pisa che traina la crescita turistica della Toscana, di Orio al Serio per il Bergamasco e per Milano, ma anche di Ancona per le Marche. Secondo un’analisi dell’Enac, la rilevanza del traffico low cost in Italia registra i tassi di crescita più elevati, rispetto a Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna.

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