Il Community Manager – parte 2

A volte al Community Manager vengono richiesti, oltre a quelli precedentemente elencati, altri skill aggiuntivi, come la capacità di organizzare eventi, scrivere comunicati stampa, sviluppare siti web, produrre pubblicità online, elaborare analisi del traffico web…. Insomma chi più ne ha più ne metta. In base a quanto richiesto, il Community Manager dovrebbe essere un produttore bulimico di contenuti per supportare la community, il comandante supremo dei social media che si occupa di incrementare la brand awareness. Il tutto però con un tocco umano…diciamo social!
Questo ritratto è poco credibile e realistico.

Ma quindi chi è il Community Manager?
Il Community Manager è l’evoluzione di quelli che una volta erano i moderatori e dinamizzatori delle community. Essi si occupavano di far rispettare la ‘policy’ delle communities e le norme sociali, di mantenere l’ordine e stimolare la conversazione. Oggi, quello che all’unanimità viene condiviso da tutte le aziende è l’idea che il Community Manager deve essere il ‘predicatore’ indefesso della marca, colui che ne diffonde il verbo, illustrandone a gran voce i meriti, i benefici, e tutti – e soprattutto solo!- gli aspetti positivi attraverso i blog, attraverso le conversazioni sui social media. Purtroppo, le community gestite da un Community Manager di questo tipo – un dittatore opprimente ed invasato – non durano molto e soprattutto non portano benefici alla destinazione o alla azienda.

Tuttavia il Community Manager non può neanche essere un semplice moderatore, ma deve essere un modello per la community, in grado di conversare e ascoltare e trasferire a chi di dovere quanto acquisito e sentito in rete. Deve essere in grado quindi di ascoltare la community ed esserne il portavoce all’interno della azienda o della destinazione così come deve trasferire il valore aggiunto della destinazione o dell’azienda verso l’esterno.

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