I blogger: un’opportunità o un problema per il turismo?

In questa ultima decade, uno dei grandi cambiamenti che ha trasformato il mondo del turismo sono stati sicuramente i blogger.
Le destinazioni e le aziende turistiche, prima del loro arrivo, erano infatti abituate a interfacciarsi solo con i giornalisti e i media tradizionali, ossia con le riviste di viaggio, gli inserti o le pagine dedicate dei quotidiani, i programmi radiofonici e televisivi.
Era un rapporto prestabilito e con codici comportamentali abbastanza chiari.
Tuttavia, con la comparsa dei cosiddetti blogger, tutto è cambiato.

Il web ha iniziato a popolarsi di persone – e non solo giornalisti – che raccontano i viaggi e le esperienze vissute con commenti e giudizi, esprimendo quindi il proprio punto di vista, proprio come in un diario. Da qui, nasce anche la definizione stessa di blog, dall’unione dei due termini “web” e “log”, ossia diario.
Da semplici opinionisti, nel tempo, i blogger si sono trasformati in un ulteriore canale di comunicazione e promozione, al punto tale che oggi non sarebbe possibile immaginare il mondo dei viaggi senza di loro, così come senza facebook, twitter e gli altri social media.
Molti sostengono che si tratta di una tendenza destinata a crescere e a soppiantare le riviste di viaggio, che avranno sempre più un ruolo di secondo piano.
La ragione di questo cambiamento sicuramente è da ricercarsi nel fatto che il turista oggi trova nei blog ciò di cui ha bisogno, ossia esperienze autentiche, vere e di cui si fida, che gli permettono di ispirarsi per scegliere la propria vacanza.
E proprio per questo, i blogger devono essere attendibili, responsabili ed esperti: è infatti la loro credibilità a conquistare gli utenti, in quanto quello che raccontano risulta più credibile rispetto alle informazioni “ufficiali” diffuse dalle destinazioni, dagli hotel o dai ristoranti, insomma dalle fonti istituzionali.

Quale ruolo giocano i blogger nel settore turistico?
In un mondo come quello attuale, dove la comunicazione digitale è fondamentale, è evidente che i blogger possono essere considerati i nuovi comunicatori del XXI secolo, ossia i nuovi prescriptor.
E questo significa che per il settore turistico i blogger, in quanto influencer, hanno un ruolo strategico; ovviamente, stiamo parlando di blogger professionisti e responsabili, informati sul mondo del turismo e sulle dinamiche della promozione turistica, con una credibilità accertata e soprattutto capaci di raccontare storie.
Ma per essere un infuencer nel turismo, non basta essere un blogger.
È infatti necessario che il blog abbia un elevato numero di visite così come un numero cospicuo di follower nei social media, oltre che un buon posizionamento sui motori di ricerca. Coloro che possiedono tutte queste caratteristiche, senza dubbio, sono degli influencer di valore per le destinazioni perché il turismo è un settore dove il passaparola e l’opinione della gente ha un forte potere.

Ma non solo: il valore dei blogger risiede anche nella loro immediatezza, genuinità e ovviamente nella loro personalità: possono infatti trattare argomenti che difficilmente nei media tradizionali troverebbero spazio, apportando anche critiche e valutazioni personali.
Ma soprattutto, uno dei grandi vantaggi dei blog è che gli utenti possono chiedere informazioni e consigli, in quanto si tratta di un canale di comunicazione bidirezionale e interattivo.

Per una destinazione o azienda turistica, i blogger inoltre rappresentano una risorsa preziosa, in quanto ve ne sono per ogni tipologia di potenziale turista-cliente così come per ogni prodotto. E anche questo è un altro elemento che li rende così interessanti, ossia la loro capacità di specializzazione.
Si tratta di un dettaglio molto importante, soprattutto perché gli studi confermano che i profili dei turista sono sempre più segmentati. Non a caso, i blogger che raccontano i propri viaggi in modo generico e non hanno una marcata specializzazione, non riescono ad aumentare il proprio ranking. In questo scenario, sicuramente la competitività delle destinazioni dipenderà anche dalla loro capacità di sviluppare e commercializzare prodotti turistici concreti e altamente segmentati.

Credibilità e professionalità dei blogger
Un buon blogger è una via di mezzo tra un amico e un esperto agente di viaggi: gode infatti della credibilità e fiducia degli utenti, esattamente come un amico, ma ha l’esperienza e la capacità di raccomandazione di un professionista del turismo.
Tuttavia, bisogna fare attenzione: non tutti i blogger infatti sono così. Negli ultimi anni, sono comparsi in rete un’infinità di persone che si sono autoproclamate blogger.
In questo senso, recentemente, sul Frecciarossa ho assistito ad una conversazione telefonica emblematica: la signorina seduta di fronte a me, sostenendo di essere una blogger, ha telefonato al responsabile di una destinazione per farsi invitare, ovviamente a carico del malcapitato. Vista respinta la sua proposta, la blogger si è infuriata, millantando di essere un’importante influencer del turismo e minacciando ritorsioni.
Dato che la signorina aveva pubblicamente sbandierato il suo nome, sono andato a visitare il suo blog e ho constatato che non aveva neanche 500 follower su facebook!
A questo punto, la domanda sorge immediata: la si può considerare un’influencer?

Avere un blog e parlare della propria esperienza turistica non significa essere un blogger del turismo e tanto meno essere un influencer. Oggi, sembra che chiunque ami viaggiare e condivida la propria esperienza in rete possa essere come Gary Arnd o Nomadic Matt o altri blogger famosi. Ma non è così semplice. Non tutti infatti sanno raccontare e trasmettere la propria esperienza. Non tutti hanno follower in ogni mercato e soprattutto non tutti sono orientati ad un target. Non tutti sono avventurieri che trasmettono con i propri contenuti quello che solo il National Geographic riesce a fare con le sue foto.

Il mondo dei blogger si sta professionalizzando sempre di più: alcuni infatti già vivono solo facendo questo lavoro. Ma per poterlo fare è essenziale avere un’etica ben precisa e questo significa avere ben chiaro il confine tra pubblicità ed informazione. I blogger infatti devono essere onesti con i propri lettori e verificare le informazioni in loro possesso, in quanto la loro forza risiede proprio nella loro obiettività, indipendenza e veridicità.

Le destinazioni devono lavorare con i blogger?
Per tutti i motivi analizzati finora, è evidente che per le destinazioni ed aziende turistiche è importante lavorare con i blogger ma è altrettanto importante fare molta attenzione!
Se i turisti infatti hanno smesso di fare affidamento sulla carta stampata e oggi, per decidere dove andare in vacanza, si rivolgono al web, ai blogger e in generale a tutti coloro che creano e pubblicano contenuti in rete, è ovvio che le destinazioni non possono non essere presenti. Anzi, stimolare la creazione e la condivisione di contenuti deve essere uno degli obiettivi primari della promozione turistica di una destinazione o azienda.

Non a caso, negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un proliferare, quasi incontrollato, di blog trip. Le destinazioni turistiche, i Convention Bureau così come molte aziende non si sono risparmiate. L’idea è semplice: invitare i blogger e fare loro conoscere la destinazione.
Ma spesso si sono commessi diversi errori: si sono per esempio organizzate delle esperienze ex-professo, che di fatto non sarebbero mai state replicabili dai turisti, presentando attrattive che i “comuni mortali” non avrebbero avuto modo di visitare. Inoltre, spesso non sono state verificate le loro reali credenziali, ossia il “reach”, la loro effettiva capacità di penetrazione nel web e il loro peso, invitando così blogger di poco conto.

Ed è un grave errore, in quanto l’influencer marketing, che oggi è fondamentale nel turismo, deve portare un risultato, così come ogni attività che viene messa in campo, che in termini turistici, significa più visibilità, notorietà e quindi più turisti.
Per tanto quando una destinazione vuole sfruttare i blogger come canale di comunicazione per promuoversi, deve ricordarsi che non tutti i blogger sono uguali, non tutti sono utili ai fini da raggiungere. Ma soprattutto è necessario avere ben presente che il costo dell’operazione deve essere proporzionale ai risultati raggiunti.
Nel bene nel male, il ROI (Return Of Investment) deve essere sempre ben chiaro.
E per riuscirvi, è necessario innanzitutto capire bene come classificare i “blogger” e gli influencer.

Cos’è un vero influencer?
La risposta è semplice. Non tutti quelli che scrivono un blog sono degli influencer: un influencer ha infatti come minimo 10.000 follower. Tutti quelli che stanno sotto questa soglia sono dei micro-influencer, ossia persone che hanno una certa influenza in determinate ambiti, su determinati target e sono seguiti da audience di nicchia.
In realtà non possono essere considerati veri e propri influencer. Sono utenti che hanno un seguito nella loro community perché condividono le proprie esperienze con amici.
Nel turismo, questo gruppo è molto numeroso e comprende blogger ma anche semplici turisti o cittadini (local), che in questo caso possono essere considerati come dei brand ambassador.
Il potere d’influenza di questi blogger non è da sottostimare anche perché sono una buona fonte di contenuti, immagini e filmati per la destinazione.
Ma quando si parla di influencer, si parla di blogger che hanno piu di 500.000 follower, persone che fanno tendenza tendenze e che soprattutto hanno una forte autorevolezza che deriva dalla loro credibilità.

E per finire…quale sarà la nuova tendenza per i blogger, ossia quale sarà il ruolo nel futuro?
Sicuramente assisteremmo ad una maggiore professionalizzazione del mestiere di “blogger”, che sarà positiva, in quanto eliminerà di default tutti coloro che si improvvisano e gli speculatori.
In questo senso, le associazioni di blogger potranno essere un buon punto di riferimento per le DMO,al fine di sviluppare azioni di collaborazione.
I blogger possono e devono essere degli alleati delle destinazioni, degli hotel e delle imprese del turismo e non vanno trattati come dei nemici o solo come un mero canale di comunicazione da sfruttare.
Si tratta di persone, con cui instaurare delle relazioni. Sicuramente, non si tratta di un processo immediato ma, se si opera seguendo questi accorgimenti, piano piano si inizieranno a vedere i risultati.

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