Gli eventi funzionano ancora?

Gli eventi come motore turistico delle destinazioni funzionano ancora? E’ una domanda che ci si dovrebbe porre.
È una prassi, infatti, ormai consolidata, soprattutto in Italia, quella di creare eventi ad hoc con l’intento di risollevare le sorti turistiche di un territorio. Si parla e spesso si creano festival musicali, rassegne cinematografiche, eventi enogastronomici, insomma ogni tipo di iniziativa pur di attirare nuovi turisti. D’altra parte questa è stata ed è ancora una delle armi preferite dalle Amministrazioni, ma anche dal settore turistico, per attirare turisti.

Purtroppo, proprio a causa dell’inflazione di eventi e anche perché il turista è profondamente cambiato, ormai si può dire che si tratta di un business superato, che ha rivelato i suoi stessi limiti. Infatti, sovente gli eventi, anche quelli internazionali e di risonanza mondiale, come le Olimpiadi, i Campionati di Calcio e altri ancora, non sono mai di per sé, riusciti a risollevare le sorti turistiche di un territorio, anzi.

Per non parlare degli eventi locali che difficilmente riescono ad attirare turisti, oltre le tre ore di viaggio. Le manifestazioni, in realtà, hanno un impatto positivo solo sull’economia delle imprese turistiche delle destinazioni che le realizzano e per le persone direttamente coinvolte e collegate all’attività dell’evento. Se si facesse un’analisi della redditività, ossia di quanto costa organizzare e realizzare un evento e quanto si ricava in termini economici, il cosiddetto ROI, forse i conti non tornerebbero.

Il vero problema deriva dal fatto che comunemente si pensa all’evento come l’obiettivo da raggiungere quando in realtà è solo uno strumento all’interno di una strategia che deve portare risultati dopo. Se parliamo di megaeventi, Barcellona e Lisbona sono due esempi di destinazioni che hanno saputo sfruttare positivamente l’eredità lasciata, rispettivamente, dalle Olimpiadi e dall’Expo, reinserendo le strutture nel tessuto urbano e sfruttando la risonanza e la visibilità vissuta. Ma forse il costo sostenuto e il ritorno economico finale alla fine non valgono lo sforzo sostenuto: insomma, il gioco non vale la candela. L’ultimo esempio è Londra, sede delle prossime Olimpiade del 2012, dove già oggi ci si interroga sul successo dell’iniziativa e se sia stata effettivamente una buona idea quella di candidarsi.

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