Gli eventi funzionano ancora? (seconda parte)

Quello che fa la differenza, sia nel caso dei grandi eventi sia in generale quando si parla di destination management e marketing, è la pianificazione strategica.

Il caso di Barcellona o quello di Sidney ne sono un esempio. Il successo delle città, infatti, è stato il risultato di un’attenta pianificazione: sono l’esempio di destinazioni turistiche di successo create a tavolino, con ricadute positive e vantaggiose per tutto il territorio.Purtroppo non esistono formule matematiche e quindi non sempre si riescono ad ottenere risultati analoghi.

Non a caso in questi ultimi periodi sono aumentati gli studi di sostenibilità ex post – ossia sul destino delle strutture una volta concluso l’evento. Queste ultime, infatti spesso diventano un peso inutile: dall’impianto di bob di Torino, dismesso perché non si riusciva a utilizzarlo, allo stadio di baseball di Atene costruito nel 2004 quando ancora non c’era neanche un tesserato in Grecia di questo sport.

Inoltre, oggi il modo di fare turismo è profondamente cambiato, e così anche i turisti sempre alla ricerca di fattori più intangibili, come l’esperienza, la motivazione e il desiderio di evadere.

Gli eventi si possono anche guardare alla televisione, comodamente nel proprio salotto. Non è più necessario recarsi nella città dove si svolgono per vederli, a meno che insieme all’evento non si vende anche un’esperienza.

Esattamente il contrario di quello che generalmente succede oggi in Italia, ancora legata ad una concezione turistica autoreferenziale e datata. Si continua ad imporre al turista quello che si ha, quando in realtà il settore oggi non funziona più così: è necessario reinventare il modello turistico italiano per allinearsi ai nuovi bisogni e trend del mercato. Il modello attuale è vecchio, ci sono altri bisogni, un turismo esperienziale, legato più al fare che al semplice vedere. Abbiamo tanta materia prima ma non la presentiamo nella giusta veste, si tratta di un’offerta turistica passiva, mentre oggi si va sempre di più verso un’esperienza all’insegna del ‘turistainment’, intrattenimento turistico”. Ma per cambiare –  e soprattutto per cambiare in modo adeguato bisogna sapere ascoltare, cosa che da noi accade di rado. È necessario essere umile e ascoltare il turista che oggi grazie ad con internet si informa, decide, cercando ciò che gli interessa.

L’unica soluzione per attirare turisti nelle destinazioni non è più quella di avere un fitto cartellone di eventi, o quella di inventarsi una nuova sagra o un nuovo presepe vivente ma quella di creare il prodotto-destinazione, ovvero una proposta di esperienze uniche, memorabili ed appaganti.

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