Difendersi o subire la sharing economy, ecco la scelta

Nel turismo, la fedeltà dei clienti è passata da essere una certezza ad essere una ambizione, in quanto oggi il turista fedele non esiste più, è solo una mera illusione.

E ciò inevitabilmente spinge le aziende turistiche, che siano hotel, tour operator o destinazioni, alla ricerca costante di nuovi clienti per continuare a mantenere la propria quota di mercato. Fino a farla diventare una vera e propria ossessione.

Seppur il brand sia importante, purtroppo in un mercato come quello attuale, caratterizzato da una domanda che spesso non riesce a percepire o a dare il peso adeguato al valore aggiunto, e che considera il prezzo un fattore significativo per la scelta finale, non basta.

Ma nel tentativo di ampliare il volume del fatturato o la quota di mercato, non si deve perdere di vista il business attuale e bisogna adoperarsi per difenderlo attivamente.

Purtroppo, nel settore turistico, una delle poche leve che rimane alle aziende e alle destinazioni per assicurarsi una certa redditività, è la riduzione dei costi, oltre ad una distribuzione efficace delle proposte e dei prodotti ma che tuttavia richiede investimenti consistenti.
Mentre infatti, in altri ambiti economici, l’innovazione di prodotto generalmente funziona, nel settore turistico, proprio per sua stessa natura, per i costi e soprattutto per la pressione della concorrenza, di fatto è difficile da applicare.

Di conseguenza, le aziende e le destinazioni turistiche per difendere la propria quota di mercato o per incrementare il numero di turisti o di clienti, e quindi il volume d’affari, sono obbligate a percorrere altre vie, ossia il marketing proattivo o il marketing di difesa.
Che cosa vuol dire?

Se vuoi clicca qui e leggi tutto l’articolo pubblicato sul blog “The Matador” di TTG.

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