Destinazioni e low cost: mancanza di strategia

Il vero problema del rapporto tra destinazioni e vettori low cost è la mancanza di strategia.
Non a caso, la redditività turistica che le destinazioni italiane ricavano dalle low cost è molto inferiore rispetto a quella delle concorrenti francesi e spagnole. Questo perché in Italia generalmente gli operatori (Sardegna, Puglia, ecc) rimangono passivi, sfruttando la manna che arriva dal cielo, senza collaborare attivamente ed economicamente. In Italia, l’unico esempio positivo di coinvolgimento e di partecipazione è Rimini.

Le destinazioni italiane che investono nelle low cost – sia direttamente sia indirettamente – si limitano a pagare, senza adottare nessuna strategia di fondo, senza effettuare azioni di partnership con i vettori, senza sfruttare l’occasione per fidelizzare i clienti che arrivano sul territorio. In questo modo, si rischia veramente di rimanere prigionieri delle low cost,  di Ryanair, Wizzjet, Jet2, o di altre linee. Inoltre, spesso la scarsa conoscenza del mercato impedisce di capire quanto effettivamente sia giusto pagare.

La mancanza di una strategia di promocommercializzazzione nelle destinazione comporta che spesso le Amministrazioni si trovano costrette ad accettare le condizioni imposte dalle low cost, ossia i mercati e i collegamenti da loro scelti. In questo momento, esiste una sovra offerta di aerei, e le low cost quindi propongono collegamenti economicamente poco sostenibili, con mercati che non corrispondono al profilo turistico che offre la destinazione. Si tratta, quindi, di soldi sprecati, specialmente se gli alberghi sono chiusi e la destinazione non è funzionante. Le destinazioni invece devono coordinarsi con gli aeroporti, determinare gli obiettivi di rotte e di mercati, proporre ai vettori collegamenti che interessino, in primis, la destinazione stessa. Per fare questo, però, è necessario conoscere il mercato e i meccanismi low cost, cosa che difficilmente si verifica nelle amministrazioni. La logica imporrebbe quindi di avvalersi di società specializzate che supportino ed affianchino l’ente nella pianificazione ma soprattutto nella negoziazione con il vettore low cost.

I contributi delle destinazioni per acquisire turisti sono sicuramente necessari. Ma sono necessari piani di connettività, in modo che lo sviluppo turistico non dipenda solo dalla presenza o meno del vettore low cost. Gli obiettivi sono di incrementare il flusso turistico in bassa stagione e consolidarlo ma anche di entrare in nuovi mercati.

Tuttavia non è tutto così semplice: ci sono anche delle problematiche. Ad esempio, il fatto che la destinazione paghi il vuoto per pieno, può comportare che il vettore non promuova e venda solo la destinazione. Di conseguenza, questa non si consolida nel mercato e, finito l’incentivo, viene cancellata. È importante anche che la destinazione sia attenta perche l’operatore può incassare il contributo, senza applicare la riduzione di prezzo pattuita. Il risultato sarebbe un prezzo non di mercato e poco competitivo; oppure può accadere che l’operatore consideri l’incentivo come un diritto acquisito, senza il quale cancellerebbe la destinazione dalla sua programmazione.

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