Destination branding 2.0

Il destination branding è uno dei temi attualmente più sentito indistintamente da tutte le destinazioni turistiche. A prescindere dalle diverse sfide, economiche, sociali, ambientali e tecnologiche con cui devono confrontarsi, il destination branding rappresenta uno strumento essenziale per affermarsi sul mercato ed incrementare le proprie potenzialità turistiche. Sicuramente non si tratta di un’impresa facile: oggi, infatti è difficile persuadere i turisti che una determinata destinazione sia unica, meritevole di essere visitata oppure ancora peggio far cambiare loro idea in merito ad un territorio se la loro percezione è già pregiudicata.
Già perché un destination brand non è un marchio, non è un’identità, non è un prodotto. Che cos’è quindi? Di fatto, nell’era del web 2.0 si può affermare che è quello che le persone sentono in merito ad una destinazione, ossia come la percepiscono.

E quindi cosa vuol dire fare destination branding oggi?
Significa focalizzarsi sui propri elementi di differenziazione rispetto ai competitor e sui propri prodotti turistici, coinvolgere le community e gli stakeholder, costruire una storia della destinazione, sfruttando le possibilità offerte dal web 2.0. Nel panorama attuale infatti ci sono numerosi canali online per comunicare le potenzialità delle destinazioni turistiche, dalle pagine web ai social media.
In questo scenario, ogni destinazione compete e lotta per migliorare e rivedere la propria reputazione: la massiccia competitività e il sovraffollamento del mercato turistico, da una parte, e l’importanza crescente dell’esperienza e dei servizi, al di là delle risorse specifiche, dall’altra, impongono infatti di definire un’immagine delle destinazioni quanto più autentica e realistica possibile. Quello che conta è offrire al mercato un’immagine unica e chiara, facilmente identificabile dal mercato. Spesso, infatti, la presenza di diverse rappresentazioni di una stessa destinazione può generare confusione nel turista e rendere così ancora più difficoltosa la sua scelta.
Le destinazioni che si comunicano attraverso un brand, trasferendo i loro ‘asset’, in modo integrato ed in linea con la strategia più generale di marketing e di promozione, utilizzando tutti i canali, in particolare quelli online, sono quelle che hanno le migliori possibilità di posizionarsi in modo vincente sul mercato turistico.

Oggi, infatti fare branding significa fare branding 2.0, ossia utilizzare tutte le opportunità offerte dal web e dai social media per creare e accrescere il brand di destinazione. Per esempio, vuol dire produrre e condividere contenuti di qualità, offrire motivazioni di viaggio e strumenti per la sua pianificazione e prenotazione, proporre materiale visual accattivante e interattivo, caricare foto e video. Così come utilizzare in modo strategico i canali social, i blog e il sito di destinazione per comunicare e valorizzare i prodotti specifici della destinazione e le potenzialità del territorio.

Ma soprattutto significa posizionarsi in modo positivo nella mente dei potenziali turisti. E una delle componenti essenziali per riuscirvi è la creazione, la gestione e la comunicazione di un’immagine attrattiva e distintiva che coinvolga nel suo processo di costruzione in modo attivo e partecipativo proprio i turisti stessi, partendo dai loro bisogni.

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Comments 1

  1. nello

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    Trovo molto interessante lo sviluppo di tale strumento, certamente diventa complesso individuare quale sia il confine tra la percezione del turista e quella che si vuole promuovere. L’analisi dei feedback è un elemento che penso vada relazionato e misurato anche rispetto ai veri target di turisti. Stiamo lavorando alla costruzione di una rete di impresa nel settore turistico ed il tema rappresenta un possibile riferimento per le future azioni.

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