Dall’approccio Leader al nuovo CLLD

Nonostante i cambiamenti introdotti nella strategia di Europa 2020, la Commissione Europea ha confermato la centralità del coinvolgimento delle comunità nel processo di individuazione ed attuazione delle strategie, in modo tale da radicare sempre di più lo sviluppo territoriale ai bisogni, alle necessità e alle capacità di tutti soggetti che in quel determinato spazio vivono ed operano.
Di fatto, quindi la Commissione ribadisce l’importanza della programmazione partecipata, richiamando i territori ad assumersi le proprie responsabilità ed un ruolo chiaro nel processo dello sviluppo rurale.

Leader, acronimo per “Liaison Entre Actions deDéveloppement de l’Économie Rurale Développement de l’ÉconomieRurale” , ossia “Collegamento tra azioni di sviluppo dell’economia rurale”, è una metodologia di sviluppo locale che consente agli attori che operano sul campo di sviluppare un territorio sfruttandone il potenziale endogeno.
Nasce nell’ambito dell’economia rurale proprio per le caratteristiche intrinseche di questi territori che per loro peculiarità necessitano di una gestione non di tipo regionale ma sotto regionale, guidata dal basso.
Ciò non significa che l’Approccio Leader possa essere applicato su territori di estensione limitata anzi si riferisce ad aree piuttosto vaste. I GAL (Gruppi di Azione Locale), unità di riferimento dei territori rurali, non a caso hanno dimensioni notevoli.
In questo modo, gli attori del territori, che sono coloro che meglio li conoscono in quanto direttamente vi operano, diventano protagonisti attivi nell’individuazione e realizzazione delle strategie: i Piani di Azione così realizzati vengono poi consegnati alle Regioni cui la Commissione Europea ha assegnato i fondi dell’Approccio Leader per il raggiungimento di un reale ed effettivo sviluppo rurale dei territori in oggetto.

Nonostante la bontà e la grande intuizione della metodologia, Leader ha tuttavia evidenziato dei limiti, connessi prima di tutto con la non completa comprensione delle sue potenzialità da parte di coloro che per primi lo avrebbero dovuto utilizzare.
Anche, in Italia, purtroppo si sono avute delle difficoltà a comprenderne l’effettiva portata e il suo approccio ‘rivoluzionario’, e ciò ha creato situazioni poco chiare che sicuramente non hanno facilitato, così come avrebbero dovuto, il coinvolgimento degli attori del territorio e la realizzazione dei Piani.
In particolare, i GAL, che rappresentano di fatto l’elemento portante nel processo di attuazione dell’approccio Leader, ne sono rimasti penalizzati, in quanto non essendo stato adottato un reale ed effettivo coinvolgimento delle comunità locale, non si è riusciti ad elaborare una strategia di sviluppo locale efficace.

Proprio per questo, la programmazione 2014-2020 nel riproporre ancora la centralità dello sviluppo locale guidato dalle comunità ha ritenuto necessario e utile identificare nei regolamenti, in modo preciso ed inequivocabile, i requisiti che le strategie di sviluppo locale devono avere.
Ed ecco che così dall’Approccio Leader si è passati al CLLD (Community Led Local Development).

Di che cosa si tratta? Che cos’è esattamente il CLLD?
Se vuoi saperne di più e leggere l’articolo completo, clicca qui e scaricati il nuovo numero del Destinations & Tourism, interamente dedicato al tema dello sviluppo rurale così come inteso e previsto nella programmazione europea 2014-2020, e in particolare allo Sviluppo Locale di tipo partecipativo e alle nuove sfide per i GAL.

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