Bit e lo specchio del turismo

Chi lavora nel turismo sa perfettamente che le fiere, oltre a essere la sede ideale per la promozione delle destinazioni – e alcune anche per la firma di accordi e contratti -, sono anche momenti utili per misurare la temperatura del mercato, le prospettive per la stagione e, non ultimo, il grado di salute del settore.

Davanti allo spettacolo che ci ha offerto quest’anno la Bit, molti hanno pensato – e non a caso era uno dei temi più ricorrenti di qualsiasi conversazione – che fosse morta.
Lontani sono i tempi in cui i padiglioni della fiera ospitavano centinaia di espositori e migliaia di professionisti del turismo, oltre che un pubblico ricco e interessato. Imputare questo stato di cose alla sola crisi economica è plausibile ma non è sufficiente.

Se poi vogliamo misurare lo stato di salute del settore, dal mio punto di vista, la lettura non è migliore. La Bit è lo specchio del turismo, ovviamente di quello italiano, e ci mostra purtroppo un turismo in forte crisi d’identità. La sensazione che si aveva camminando fra le corsie della fiera era quella di un settore spaesato, senza direzione né obiettivi, senza idee né forza. Una sorta di depressione cosmica, direi, dovuta a una mancanza d’innovazione e di novità.

Per leggere tutto l’articolo pubblicato sul blog di TTG, The Matador, clicca qui.

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