All’incoming, alle destinazioni e agli operatori piace la legge dell’imbuto

Una delle caratteristiche del settore turistico italiano, che ne definisce tanto le performance quanto la struttura, è la sua innata difficoltà a confrontarsi con il mercato.

Ne sono un chiaro esempio le esperienze turistiche.
Da quando infatti il settore ha compreso che oggi i turisti non vogliono più solo un servizio, ma un’esperienza completa, ha subito provveduto, trasformando i prodotti turistici tradizionali, quelli di sempre, in esperienze turistiche, dalla semplice notte in albergo al pranzo, passando per qualsiasi attività.

Ma in realtà si è dimenticato di un fattore essenziale, ossia che le esperienze turistiche si producono nel territorio. È infatti nella destinazione, con le sue risorse e attrattive, ovviamente adeguatamente strutturate e con i servizi pensati ed orientati ad hoc, che si crea e confeziona la potenziale esperienza.
Non sulla carta, cambiando solo il nome!

In un mercato saturo, dove la distribuzione turistica è in mano a grandi player, con costi di commercializzazione elevati per gli operatori – che tuttavia grazie ad intelligenti azioni seo e sem sono riusciti a guadagnarsi ugualmente le prime posizioni nei motori di ricerca – l’unica occasione per le destinazioni e per gli operatori di ottenere visibilità e di accedere al mercato è proprio quella di fare leva sulle esperienze che i turisti potranno vivere sul territorio.

Ma pochi lo hanno capito e ancora meno sono quelli che lo hanno messo in pratica. Il settore ha continuato e continua infatti ad adottare la visione ‘classica’, vecchia e ormai superata di prodotto, perdendo un’altra occasione per essere in linea con il mercato turistico e per dimostrare di avere una personalità propria.

Partiamo della premessa che un turista che cerca un prodotto, in realtà sta cercando un’esperienza. Certo sono importanti gli alberghi o i servizi in generale, ma quello che conta è riuscire a soddisfare quello che il turista ha in mente di fare.
Ma non è così automatico e basta guardare la maggioranza dei portali turistici delle destinazioni, dove si continua a perdere tempo a descrivere il territorio, inserendo informazioni e dati, ma senza minimamente illustrare quello che realmente si può fare, dove, come e quando.

Se vuoi leggere tutto l’articolo pubblicato sul blog di TTG, The Matador, clicca qui!

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