Aeroporti e sogni infranti

Eccoci di nuovo! Nel panorama del turismo italiano è arrivato un nuovo tormentone, scatenato dal Piano degli Aeroporti, che classifica la rete aeroportuale italiana.

Sono complessivamente 31 gli aeroporti di interesse nazionale individuati dal nuovo Piano di riassetto del sistema, varato dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera. 31 scali raggruppati sotto tre grandi categorie: aeroporti inseriti nella ‘Core network’, considerati di rilevanza strategica a livello Ue; aeroporti inseriti nella ‘Comprehensive network’ e aeroporti non facenti parti delle reti europee.

Ovviamente, non sono mancate le indignazioni, le polemiche e le lamentele da parte di tutti quegli aeroporti che non sono stati ammessi nella prima fascia. Non poteva essere altrimenti, dato che in Italia abbiamo quasi 100 aeroporti.Sono insorti politici locali e associazioni mentre in Sardegna, Toscana, Lombardia, Calabria e in altre zone d’Italia continuano a suonare i tamburi di guerra.

Ma non dobbiamo stupirci: in fondo si tratta del frutto e del retaggio della nostra solita cultura turistica campanilistica ed autoreferenziale.

Non intendo difendere né dare la ragione al Ministro Passera ed al suo operato ma non bisogna dimenticare che un aeroporto funziona solo se arrivano i passeggeri. Essere di prima, seconda o terza categoria poco importa: i vettori aerei sono interessati agli aeroporti che hanno una ‘catchment area’ sufficiente, in quanto ragionano ed agiscono seguendo le logiche del mercato, ossia della domanda e dell’offerta.

Per leggere tutto l’articolo pubblicato sul blog di TTG, The Matador, clicca qui.

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